...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

sabato 20 dicembre 2014

Report cerimonia titolazione Largo Berlinguer...



PARTITO DEL SUD PRESENTE !

noi c'eravamo....


Noi c'eravamo! Stamani, Sabato 20/12/2014 alle ore 12,30 a Napoli, tra via Toledo e via Diaz, con una foltissima partecipazione di diverse centinaia di cittadini, personaggi delle istituzioni locali, e tv e giornalisti, s'è tenuta la cerimonia di titolazione di "Largo Enrico Berlinguer - Statista", come da iter dell'amministrazione comunale, delibera della Toponomastica e definitiva sottoscrizione del sindaco di Napoli.
Interventi dello storico D'Agostino, di Tortorella (Responsabile della Segreteria di Berlinguer), di Bianca Berlinguer, giornalista Rai e figlia del politico che ha ricordato i suoi rapporti affettivi con la città di Napoli, e infine del sindaco Luigi de Magistris, che ha sottolineato (tra applausi sentiti) l'importanza dell'illustre politico, del suo percorso, e del suo spessore e insegnamento per l'intuizione della "Questione Morale", come caposaldo - al di là dei fenomeni corruttivi - d'un approccio alto e di valore alle questioni politiche e ai conseguenziali rapporti.
Scoperta infine la targa marmorea e un'altra in metallo con l'immagine del politico.






Andrea Balìa - Partito del Sud Napoli

Intervista estremamente interessante di Left allo scrittore Ermanno Rea...



il nostro Dirigente, membro del CDN del Partito del Sud, prof. Giovanni Cutolo ci segnala quest'intervista estremamente interessante di Left allo scrittore Ermanno Rea....

Partito della nazione, ma la nazione dov'è...?



«Il signor Renzi vuole fare il partito della nazione? Prima pensi a unirla, la nazione, perché adesso è spaccata». Parla della frattura tra Nord e Sud dell’Italia, Ermanno Rea, e parla anche del presidente del Consiglio e del suo programma di «unanimismo elettorale» che però, avverte lo scrittore, non serve al Paese. Anzi, potrebbe renderlo ancora più immobile: un’altra occasione persa dopo 150 anni di unità rimasta sulla carta. E le ricette del presidente del Consiglio, a proposito di integrazione nazionale, continua Rea, non portano nulla di nuovo rispetto ai suoi predecessori Berlusconi, Monti e Letta.
Abbiamo incontrato lo scrittore napoletano nei giorni in cui lo scontro tra sindacati e premier aveva raggiunto una durezza mai vista finora a sinistra. Anche se già in precedenza Renzi non aveva risparmiato – talvolta con uscite non propriamente tenere – chi all’interno del Pd aveva mostrato di avere un pensiero diverso dal suo. Insomma, quella del premier – per iperbole, certo – potrebbe sembrare una gestione del potere che richiama la «polverizzazione di ogni forma di dissenso» come scrive Ermanno Rea in Mistero napoletano (Einaudi) la storia di una donna comunista, allo stesso tempo utopista e ribelle, schiacciata dall’ortodossia comunista nella Napoli degli anni Cinquanta.
Durante l’incontro con Rea nella sua bella casa romana popolata di libri e fotografie («scattate con la Leica») verrebbe quasi da azzardare una domanda su un eventuale, ipotetico parallelismo tra i due partiti e i due leader. «Ma quelli di Togliatti e Renzi sono due mondi diversi!» esclama sorridendo questo elegante signore di 87 anni dalla barba candida e dagli occhi chiarissimi. Giornalista de l’Unità negli anni Cinquanta – quando dominava la figura di Giorgio Amendola, il “maestro” del presidente Napolitano – Rea ha vissuto in prima persona quel clima politico di controllo e di sospetto che si insinuava lentamente nelle vite delle persone, fino a distruggerle. Accadde alla Francesca di Mistero napoletano, così come al personaggio dell’ultimo libro Il caso Piegari (Feltrinelli) fatto impazzire dal comunismo allora imperante sotto il Vesuvio.
Ritorna poi lo scrittore sul confronto tra passato e presente: «Io non sono un difensore a oltranza di Togliatti ma devo dire che era di una cultura sterminata, di una raffinatezza… Renzi, invece, nella sua aggressività rivela una rozzezza di fondo, percepisce come un primitivo che il proprio successo sta lì e cerca di cavalcarlo nel modo più spregiudicato». Ma un parallelismo tra la politica di ieri e quella di oggi, utile a comprendere la crisi attuale, invece è evidente e drammatico allo stesso tempo. «La questione meridionale», afferma convinto lo scrittore.

Ermanno Rea, nel suo ultimo libro Il caso Piegari quando parla di «attualità di una sconfitta» si riferisce alla questione meridionale?

Sì, è proprio la questione meridionale che può essere affrontata solo come questione nazionale. È questa l’attualità della storia che racconto nel libro. A Napoli negli anni Cinquanta c’era un medico di grandissimo talento, Guido Piegari, uno scienziato che aveva una cultura storica gigantesca e che gestiva il gruppo Gramsci, molto importante in città in quegli anni. Lui dissente da Giorgio Amendola (responsabile della Commissione meridionale del Pci, ndr), critica la sua visione del meridionalismo e giudica il dirigente comunista uno che non promuove una politica a favore dell’integrazione nazionale, gramscianamente intesa nell’incontro della classe operaia del Nord con i contadini del Sud. Piegari viene espulso dal Pci. Come sempre, mettendo in moto una macchina del fango – si dice che è mezzo pazzo – e provocando in lui anche un disastro psicologico. Come il mio amico Gerardo Marotta, presidente dell’Istituto per gli studi filosofici, che faceva parte del gruppo Gramsci, io opto per la visione proposta da Guido Piegari che affermava la necessità dell’integrazione nazionale.

Veniamo all’oggi: quali sono le conseguenze della mancata integrazione tra Nord e Sud?

I dati dell’ultimo rapporto Svimez parlano chiaro, addirittura si denuncia il rischio di desertificazione per il Sud. Io sono convinto che l’Italia non sarà in grado di uscire dal suo baratro fino a quando non realizzerà una unità nazionale. Se uno oggi mi dovesse chiedere qual è la malattia del Paese, la mia risposta convinta sarebbe questa: un’infezione profonda e lontana mai sanata che si è sempre più aggravata, la frattura tra Nord e Sud. Adesso perdiamo tutti: anche il ricco Nord è in crisi, e le periferie scoppiano là non meno che a Roma o Napoli. Com’è possibile che l’Italia, in una situazione di questo genere, possa riuscire a trovare una sua credibilità anche internazionale e una sua capacità di rigenerarsi? Tornando a ciò che racconto nel libro, esiste una responsabilità comunista? Su questo sono cauto, il Pci ha avuto tanti torti ma anche tanti meriti. Io sostengo solo che non si è mai voluto rivedere autocriticamente la vicenda della questione meridionale e riuscire a separare, come si suol dire, il bambino dall’acqua sporca.

Fonte: www.left.it

mercoledì 17 dicembre 2014

Cerimonia di titolazione a Napoli, Sabato 20 Dicembre 2014 ore 12,30, a Enrico Berlinguer....




Fiero d'aver dato il mio voto favorevole (anche a nome del Partito del Sud),come Delegato Diretto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris in Commissione Toponomastica Comune di Napoli. Motivazione principale l'esser stato il primo, in anni non sospetti, ad aver sollevato l'importanza, oggi quanto mai attuale, della "Questione Morale"

Andrea Balìa

sabato 13 dicembre 2014

Il nuovo articolo di Dicembre 2014 di Andrea Balìa su Webnapoli24.com




Il salvinismo

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Il salvinismo
L’antipolitica e il ricorrente populismo, sempre sulla pelle del Sud! L’Italia,visto lo sfrenato individualismo, è da sempre particolarmente sensibile e propensa alla ricerca dell’uomo forte, risolutore di tutti i mali sulla cui soluzione defilarsi lasciandola alle sue taumaturgiche proprietà e ricette! E’vero che spesso la storia la fanno grandi uomini, portatori di pensieri ed azioni dirompenti,ma altresì è improbabile che in questo paese con una media circa ventennale (ultimamente calata come media) ci sia il vate, quello che tutto ha compreso ed ha le soluzioni in tasca. S’iniziò con Mussolini e il suo tragico percorso, poi dopo decenni di sonno dovuto all’illusorio boom consumistico degli anni ’60 trascinatosi stancamente fino agli anni ‘80/90, è comparso sulla scena il Cavaliere imprenditore con la ricetta dello Stato/azienda, che tra contratti mediatici e scandali a luce rossa ci ha trainato fino a qualche anno fa, frenato solo da processi ed uno avanzato stato d’età. Per non farci mancare nulla abbiamo prestato grande attenzione al Grillo parlante, al comico commutatosi in politico dal “vaffa” facile…dalla sfrenata antipolitica,dall’uso manipolato di internet, dal tutto e il contrario di tutto…più propenso alla critica generica a destra e a manca ma molto meno al dialogo o all’assunzione di responsabilità governative…giustificate dalla teoria del ”tutto o niente”. E per arrivare, dulcis in fundo, a Salvini, ultimo frutto d’un triste campionario di nomi del becero leghismo. Contro tutto : gli immigrati, Roma, l’Europa, le regole, l’euro, in uno sfrenato populismo destrorso e razzista,costruito su un identitarismo senza ragioni storico/geografiche e un pervicace antimeridionalismo. Con la faccia come il deretano pronto a smentire l’odio per il Sud per opportunisticamente convertirsi in movimento nazionale e scendere nelle nostre terre alla ricerca di voti di svenduti, ascari, ignoranti, creduloni e fascisti in cerca di casa. E, buon ultimi, accattoni di pseudo movimenti del Sud, che, a fronte delle loro conclamate inconcludenze, dichiarano e/o brigano per il loro appoggio in cerca d’un posticino al sole. Insomma l’ennesimo cialtrone, populista e reazionario, che sfrutta,come i suoi predecessori, la povertà, la stanchezza, e le esigenze delle nostre terre, speculandoci, aggravandole, foraggiato dall’individualismo ancor più presente al Sud. Abbracciando le teorie più scontate d’un’antipolitica che va invece contrastata dalla buona politica, terreno lasciato scoperto dalla gran parte d’una partitocrazia dimentica in primis dei valori di riferimento. Il Sud necessita di rappresentatività politica, ma seria, fiera delle nostre radici ma proiettata al futuro ed ad una propositività che non guardi solo al passato o a codesti improponibili figuri.
Andrea Balìa
Fonte : webnapoli24.com

giovedì 11 dicembre 2014

SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE, IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA CON I LAVORATORI.



La constatazione che il Governo Renzi continui a non mettere il Sud e la sua situazione di drammatico impoverimento, anche demografico, al centro della sua agenda e che non ci sia una politica del lavoro che cerchi di livellare le politiche occupazionali e salariali verso l'alto e non verso il basso, estendendo i diritti a chi non li ha, invece che toglierli a chi li ha, in una ricerca affannosa di limitazione dei diritti del lavoro e costituzionali che fanno drammaticamente regredire verso la soglia di povertà, economica e sociale, l'intero popolo italiano, non può non vedere il Partito del Sud in piazza domani con chi protesta, chiede uguaglianza, difesa del lavoro e della sua dignità, a sostegno dello sciopero generale proclamato dai Sindacati CGIL e UIL, contro quanto previsto dal Jobs Act e dalla Legge di Stabilità.  

L'attacco neoliberista iniziato da tempo con le riforme Biagi e Fornero ha da prima accresciuto la precarizzazione del lavoro, spacciandolo come unica alternativa possibile alla creazione di nuovi posti di lavoro,ed ora si arriva alla stretta finale con Renzi che vuol rendere precario il lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania, con in più l’aggravante di un sistema di protezioni sociali nemmeno minimamente paragonabile ai tedeschi. Il tutto anche se, per stessa ammissione dell'attuale capo economista del FMI, vent'anni di ricerche hanno negato l'esistenza di una relazione tra maggiore precarietà del lavoro e minore disoccupazione. 

Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole un’icona da abbattere, quella dell’art. 18, vista come un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea con cui Renzi ha stipulato un patto e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti dei lavoratori. 

Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche, anche in presenza di fatti degenerativi della vita pubblica di cui le recenti vicende romane sono solo l'ultimo campanello d'allarme in un panorama italiano già da tempo compromesso e terminale. 

In questo quadro ormai degenerato sarebbe meglio prendere atto della situazione e predisporre risposte politiche ed istituzionali adeguate, anzichè arroccarsi in una difesa aprioristica dello status quo agitando lo spettro dell'antipolitica, aprendo così il campo sia a campagne demagogiche sia a possibili situazioni eversive.  

Si dia quindi voce e dignità al paese che lavora anzichè tentare di emarginare il Sindacato, come tenta di fare questo Governo, investendo di maggiore responsabilità le parti sociali e politiche se si vogliono realmente bloccare le derive oscure e antidemocratiche. 

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud

mercoledì 10 dicembre 2014

Muti riceve le chiavi di Napoli: "Io partorito qui perché fossi rispettato nel mondo"

Il maestro: "Non basta parlare di cultura e di fiducia, bisogna poi fare qualche cosa''

NAPOLI -  ''Nel mio studio a Chicago ho una veduta del Golfo e una immagine del castello di Federico II". Napoli nel cuore e tra le note. Riccardo Muti riceve le chiavi della città al Conservatorio di San Pietro a Majella dalle mani del sindaco Luigi de Magistris, alla presenza del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (nella foto). Un pensiero va alla madre napoletana, che lo partorì qui ''perché voleva - ha detto - che un giorno in giro per il mondo fossi rispettato''. La cerimonia ha chiuso il Forum delle culture. "Non basta parlare di cultura e di fiducia - ha però ammonito Muti - bisogna poi fare qualche cosa''. "Penso che oggi- ha aggiunto - bisogna darsi davvero da fare per i giovani, bisogna avere anche il coraggio di protestare. I ragazzi della mia orchestra Cherubini sono il meglio dell' Italia ma spesso non trovano sbocchi. La musica dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole, anche perché le orchestre in Italia sono pochissime e abbiamo molti teatri chiusi''.  La cerimonia è stata aperta dall'assessore comunale alla Cultura Nino Daniele che ha annunciato il riconoscimento "a nome dei cittadini" ricordando la valenza di "maestro ed educatore" di Muti. Nella motivazione del premio si fa riferimento anche "all'attaccamento alle radici del maestro''. Muti ringraziando ha parlato del Conservatorio, dove ha studiato, come ''luogo sacro''.  Dall'istituto ha ricevuto la bacchetta di Giuseppe Martucci per dirigerne il Notturno. "Uno strumento di inestimabile valore" ha replicato Muti. La sinfonia numero 4 in do minore di Schubert ha concluso la serata.

DE MAGISTRIS - Il Forum delle Culture "non è un'occasione persa perché si è fatto, nonostante si sia temuto di poterlo perdere. Quella sarebbe stata un'occasione persa". Respinge le critiche per il flop dei visitatori, largamente al di sotto delle aspettative. De Magistris, in occasione della serata finale della kermesse Unesco, ha aggiunto: "Il Forum si è fatto in zona Cesarini, con fondi regionali che ci sono stati dati alla fine e a volte anche dopo la fine della partita. Nonostante questo  - ha detto - si è fatto anche in modo orizzontale con dati importanti, ha attraversato la città, contribuendo ad arricchirne l'offerta culturale, e ha visto la partecipazione di scuole, associazioni, tanto artisti". "Questo  - ha spiegato il sindaco - ha contribuito a dimostrare che Napoli non ospita solo grandi eventi ma un'offerta culturale per tutto l'anno. Il Forum, poi - ha concluso de Magistris - lascia un messaggio di accoglienza, pace e attività multiculturale che prosegue anche dopo. Diciamo che si può essere soddisfatti nel contesto dato, ma è chiaro che si può fare sempre di più".

Fonte : il desk








Fonte: webtv comune di Napoli



martedì 9 dicembre 2014

Nuova sezione del Partito del Sud a Villa Literno (Ce)



Siamo lieti di comunicare che i nostri dirigenti campani hanno formalizzato l'apertura d'una nuova sezione del Partito del Sud a Villa Literno (Ce).

sez. VILLA LITERNUM
"Gaetano Salvemini e la nuova Questione Meridionale"

via Francesco Baracca,7 - 81039 Villa Literno (Ce) - tel.3295476786


Presidente : SUSY TERZO
Vice Presidente : LUIGI BIANCO
Tesoriere : MARIA TERESA CIPOLLETTA
Consiglieri : LUIGI FEDELE e NANCJ TERZO

Complimenti ai nostri nuovi amici ed iscritti e auguri di buon lavoro di radicamento territoriale e proselitismo, nonchè di divulgazione degli ideali, linea politica ed obiettivi del Partito del Sud!

Il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud.